
Quaderno secondo/8. Kant. Quando la ragione decise che era
necessario un profondo ripensamento.

 

Capitolo Tredici. Il fascino di un ragionatore pedante
Introduzione. Conoscenza e metafisica.
Federico secondo di Prussia, re riformatore e protettore di
intellettuali illuministi, aveva nominato Real Ministro di Stato
per l'Educazione il barone di Zedlitz, il quale aveva approvato e
favorito la pubblicazione delle opere di Kant. In segno di
gratitudine il filosofo aveva dedicato al Real Ministro la Critica
della Ragione pura, uscita nel 1781, un'opera straordinaria per il
vigore teoretico e per l'importanza dei risultati conseguiti. Essa
era nata dall'idea di esaminare criticamente lo strumento stesso
dell'analisi filosofica, cio la ragione, i suoi meccanismi di
funzionamento, le sue prerogative, le sue pretese ed infine i suoi
limiti, utilizzando la ragione stessa. Obiettivo dell'opera era
poi dimostrare se erano fondate le pretese epistemiche della
scienza e della metafisica.
Kant, che si muoveva nell'ambito dell'illuminismo tedesco, aveva
dimostrato pi volte in passato un atteggiamento critico verso la
metafisica ed i suoi problemi. Nell'opera I sogni della metafisica
spiegati con i sogni di un visionario, egli li aveva definiti
"sogni razionali" (ma aveva anche affermato di essere un
innamorato della metafisica). Per quanto riguarda la scienza,
quell'ammirazione per essa, che egli condivideva con la sua epoca,
era stata turbata dalla critica humiana che lo aveva svegliato dal
"sonno dogmatico".
Gi il fatto che Kant avesse avuto l'idea di "porre la ragione
sotto giudizio critico" lo collocava in una posizione particolare
nei confronti dell'illuminismo, che invece aveva indicato la
ragione come suprema auctoritas. Inoltre egli poneva una netta
distinzione fra la ragione pura e la ragione empirica, sconosciuta
al movimento illuminista, avendo la prima caratteristiche
dell'universalit in quanto libera dai condizionamenti empirici.
Dopo un cammino lungo e faticoso, la Critica della Ragione pura
giungeva a conclusioni originali ed importanti. Anzitutto essa
poneva dei limiti ben precisi alle possibilit conoscitive della
ragione umana in quanto la scienza poteva avere pretese
epistemiche nell'ambito esclusivo della conoscenza dei fenomeni.
La dimensione noumenica, essenzialistica, che le era stata
attribuita dai tempi di Galilei e che sembrava avesse avuto la sua
conferma pi clamorosa con la scoperta della legge di gravitazione
universale di Newton, le venne negata in modo radicale da Kant con
la distinzione fenomeno-noumeno. L'intelletto non pu conoscere
alcun oggetto senza l'intuizione sensibile, quindi non pu andare
al di l del fenomeno; esso impone ai fenomeni le sue leggi e
l'insieme costituisce la natura. Nella natura regnano la causalit
di tipo meccanicistico e la necessit, entrambe impresse
dall'intelletto attraverso le sue categorie.
Se il determinismo  l'unico risultato possibile di una conoscenza
con pretese di scientificit, il finalismo  invece escluso e
l'intuizione intellettuale, interpretata da Kant come l'unica
facolt in grado di conoscere direttamente il noumeno (le essenze)
e quindi anche una eventuale finalit esistente in natura, 
assolutamente fuori dalla nostra facolt conoscitiva. La
conoscenza degli uomini deve rimanere ben legata alle sensazioni
(intuizioni sensibili), per non entrare nel "periglioso mare della
dialettica" e poi affondare nelle antinomie e nei paralogismi. In
altri termini un'idea come quella di progresso, presupponendo che
la storia abbia un senso e quindi un fine, non appartiene al campo
della scienza, ma della metafisica, la quale soggiace alla
dialettica della ragione, dove le tesi si contraddicono a vicenda,
e quindi non pu avere alcuna pretesa scientifica.
Ne conseguiva che le pretese della metafisica antica e medioevale
di offrire dimostrazioni razionali dell'esistenza di Dio erano
prive di fondamento; e cos pure veniva rifiutata la posizione dei
deisti, i quali negando valore alle prove tradizionali,
accettavano per la dimostrazione newtoniana dell'esistenza di Dio
come "grande orologiaio"; una teoria invero molto simile a quella
aristotelica del Motore Immobile, ma suffragata dai dati della
scienza moderna. (Nella loro battaglia contro la metafisica,
avendo di mira soprattutto Platone, gli illuministi non si erano
resi conto di quanto si fossero avvicinati alle posizioni del
pensatore metafisico per eccellenza, cio Aristotele, non solo sul
piano della teologia razionale, ma anche per quanto riguardava il
tipo di conoscenza, privilegiando il metodo induttivo. Confronta
capitolo Dodici, Introduzione all'Illuminismo). Ma per Kant, che
pure aveva simpatie per il deismo, neanche la teologia newtoniana
poteva avere pretese scientifiche. Tanto meno potevano vantare
pretese di scientificit le dottrine degli atei come d'Holbach,
che erano orientate a dimostrare la non esistenza di Dio.
L'analisi kantiana metteva in evidenza il fatto che essi avevano
fatto del materialismo una nuova metafisica.
In fondo alla sua analisi Kant scopr infine un fatto
sorprendente: la ragione ha una passione, quella per la
metafisica. Questa passione, essendo propria della ragione pura,
non  derivata da particolari condizioni empiristiche o storiche
(anche se ovviamente si esprime in una sua dimensione storica),
non  stata prodotta dagli influssi della religione, non  frutto
della corruzione in cui la societ  caduta,  un fenomeno
naturale. Ma se l'uomo  un animale naturaliter metafisico,
l'atteggiamento antimetafisico degli illuministi  irrazionale
perch va contro la dimensione naturale dell'uomo. Anzi la
tendenza naturale alla metafisica suggerisce l'idea che l'uomo non
sia riducibile alla sua dimensione empirica e scientifica, come
volevano i materialisti francesi. Era aperta la strada alla
Critica della ragione pratica. Inoltre i limiti della ragione
mettevano in evidenza, ben radicato nell'uomo, il senso del
mistero.
I risultati del suo lavoro erano cos originali che lo stesso Kant
fatic non poco a prenderne atto.


G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/8. Capitolo
Tredici. Introduzione.

La teoria del progresso fra metafisica e scienza.
Nello stesso anno in cui Kant aveva dovuto scrivere i Prolegomeni
ad ogni metafisica che voglia presentarsi come scienza per
spiegare la Critica della Ragione pura, che non era stata compresa
sia per le intrinseche difficolt del testo, sia per le novit in
esso contenute, era terminata con successo la Rivoluzione
americana (Trattato di Versailles del 1783), verso la quale il
filosofo aveva espresso pubbliche lodi, avendola considerata una
tipica manifestazione del processo storico di rischiaramento
allora in atto.
 L'anno seguente, condividendo il clima di ottimismo dell'et dei
Lumi, Kant intervenne sulla Berlinische Monatsschrift, dando la
sua risposta alla domanda Che cos' l'illuminismo? (in tedesco:
Was ist Aufklrung?) in questi termini: esso  la liberazione
dell'uomo dallo stadio volontario di minorit intellettuale.
All'umanit finalmente divenuta adulta Kant fa conoscere il suo
"imperativo categorico":  Sapere aude! Abbi il coraggio di
servirti del tuo proprio intelletto, esplica liberamente le
potenzialit della ragione, che  in grado di portare il
rischiaramento (Aufklrung) in tutti i campi.
Kant aveva inserito la sua risposta alla domanda "Che cos'
l'illuminismo" in una lettura della storia come passaggio
dell'uomo dalla minore alla maggiore et, cio in una concezione
di tipo progressista, la quale presuppone che il corso della
storia abbia un senso, quindi un fine (dal peggio al meglio, dalle
tenebre alla luce, dall'infanzia all'et adulta) e che questo
senso sia comprensibile per la ragione. Ma i risultati a cui egli
era giunto nella Critica della Ragione pura sembravano escludere
la possibilit stessa di una lettura progressista della storia, la
quale implica la categoria della finalit, a cui Kant aveva
attribuito esclusivamente un valore metafisico ( scientifico solo
il determinismo). Affermandosi illuminista e progressista anche
dopo la pubblicazione della Critica della Ragion pura, Kant si
trov a dover affrontare una serie di problemi filosofici di
notevole difficolt, che cerc poi di risolvere negli anni
successivi.
Una tappa importante nel tentativo di Kant di stabilire un
rapporto fra il determinismo della scienza ed il finalismo della
metafisica  la Critica della Ragione pratica (1788). Constatato
che vi era un incommensurabile abisso tra il dominio del concetto
di natura, o il sensibile, e il dominio del concetto di libert, o
il soprasensibile, in modo che non vi  nessun passaggio dal primo
al secondo (mediante l'uso teoretico della ragione), quasi fossero
due mondi tanto diversi, egli concludeva che il primo non
potesse avere alcun influsso sul secondo. Nello stesso tempo per
Kant aggiungeva che  tuttavia il secondo deve avere un influsso
sul primo [corsivo nostro], cio il concetto della libert deve
realizzare nel mondo sensibile lo scopo posto mediante le sue
leggi e la natura per conseguenza, deve poter essere pensata in
modo che la conformit alle leggi che costituiscono la sua forma,
possa almeno accordarsi con la possibilit degli scopi [corsivo
nostro], che in essa possono essere realizzati secondo le leggi
della libert. Detto in altri termini, la convinzione che con
l'illuminismo l'uomo sia diventato finalmente adulto (e perci che
nella storia vi sia il progresso) non ha alcun fondamento se non
si riesce a dare una giustificazione razionale alla possibilit
che fra i due mondi, quello della libert e quello della
necessit, vi sia un rapporto. Anzi Kant  ancora pi preciso: si
deve dimostrare che il primo riesce ad influire sul secondo con le
sue leggi ed i suoi scopi.
Analizzata con la lente del criticismo la dimensione pratica
dell'uomo, cio la sfera della moralit, nella seconda Critica era
emersa la necessit razionale di presupporre alcuni postulati, e
cio la libert, la responsabilit personale, il premio ed il
castigo, l'esistenza dell'anima, di un mondo oltre la morte e di
un Dio giusto giudice. In questo campo la concezione finalistica
della realt umana poteva avere ampio spazio, ma i postulati della
ragione pratica, che riguardavano la sfera noumenica, non
diventavano oggetti di conoscenza scientifica in quanto mancava
loro il necessario contenuto empirico. Dopo quello cartesiano fra
res cogitans e res extensa, la filosofia si trovava di fronte ad
un altro dualismo radicale, quello fra il mondo fenomenico e
quello noumenico.
Il tentativo di risolvere il problema del dualismo fu posto da
Kant al centro della Critica del giudizio (1790). La facolt
unificatrice, intermedia fra le altre due, fu trovata nel giudizio
riflettente. Esso ha bisogno di un principio in grado di fondare
tutti i princpi empirici, e quindi che non si pu ricavare
dall'esperienza. Questo principio, che la facolt del giudizio
riflettente deve assumere come legge per s,  la finalit, quella
che noi osserviamo nella forma delle cose e nella natura in
generale. Se il giudizio gnoseologico rimane legato alla
sensazione e quindi al particolare e al determinismo, il giudizio
riflettente che spazia sull'universale utilizza come sua legge a
priori il principio della finalit, sconosciuto al primo. Come
aveva concluso anche nelle prime due Critiche, Kant arriva sempre
ad osservare che la conoscenza  relegata al fenomeno, ha dei
limiti invalicabili, ma l'uomo non li accetta, non vi si rassegna
e non vi si adagia; egli continuamente tende ad un loro
superamento, al noumeno: conoscere e pensare non coincidono.
L'ipotesi che nella natura vi sia uno scopo, un fine, non pu
essere esperienza fenomenica n avere verifica empirica, n
pretendere di essere conoscenza oggettiva; essa  una legge che ha
valore solo per il soggetto giudicante. Tuttavia l'idea di una
finalit nella natura rivela un'esigenza profonda, un bisogno,
un'istanza strutturale del soggetto gnoseologico, qualcosa che
bisogna ammettere senza poter n comprendere, n giudicare. La
presenza di una teleologia nella natura presuppone infatti un
fondamento non fenomenico, ma metafisico, cio che la finalit
nella natura sia la realizzazione di un progetto di una mente
divina. Come insegna la tradizione scolastica, che cio tutte le
cose si dirigono verso un fine  un'idea che pu essere fondata
solo su di una premessa teologica.
Kant afferma che il finalismo del giudizio riflettente viene poi
ad accordarsi con le finalit implicite nella dimensione morale e
con l'idea di progresso. Permangono dunque anche nella Critica del
giudizio le stesse difficolt teoretiche in quanto al posto del
Dio della metafisica  posta l'azione morale e civilizzatrice
dell'uomo, ma il rigido meccanicismo della Critica della Ragione
pura non viene superato (altrimenti avremmo l'intuizione
intellettuale e la possibilit di una metafisica come scienza, che
egli aveva negato decisamente nella prima Critica). In conclusione
il superamento del dualismo avviene in Kant solo nel soggetto e
quindi la pretesa di fondare scientificamente l'idea di progresso
va delusa. Contemporaneamente Kant rivaluta le pretese di
universalit del giudizio estetico e la figura individualistica
del genio contro l'universalismo razionalistico degli illuministi,
dando una dignit filosofica alle nascenti istanze romantiche.
Il viaggio teoretico di Kant sembra dunque concludersi in un
dualismo, che il filosofo di Knigsberg non aveva previsto n
voluto e a cui non voleva rassegnarsi, perch significava una
sconfitta della ragione. Ma non essendo riuscito a superarlo, non
lo rinneg mai. E questo fa dell'avventura filosofica kantiana un
dimostrazione del fatto che per il vero filosofo la ricerca della
verit pu portare a risultati non previsti e non voluti, che
devono essere ugualmente accettati proprio in nome di quella
onest intellettuale, che d dignit alla ricerca.


G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/8. Capitolo
Tredici. Introduzione.

Progresso e rivoluzione.
Intanto erano successi molti avvenimenti importanti, che avevano
riguardato anche la vita dell'assiduo e metodico studioso di
Knigsberg. Nel 1786 Federico secondo era morto. Gli era succeduto
Federico Guglielmo secondo, che aveva subito licenziato lo Zedlitz
e lo aveva sostituito con il pietista Vllner. Il clima culturale
era notevolmente cambiato soprattutto con lo scoppio della
Rivoluzione Francese, che Kant salut con le parole del Cantico di
Samuele:  Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum
in pace; quia viderunt oculi mei salutare tuum  (Ora lascia, o
Signore, che il tuo servo muoia in pace, perch i miei occhi hanno
visto la tua salvezza, Lc., 29-30). Il professor Kant serio e
metodico, puntuale nel lavoro e perfino nella passeggiata serale,
alla bella et di sessantacinque anni reag dunque molto
positivamente alla notizia che in Francia era scoppiata la
rivoluzione. Se la sua reazione era in contrasto con il duro ed
inflessibile sostenitore del determinismo scientifico che egli
volle essere, era per in sintonia con le sue idee sulla storia
come progresso dello spirito umano. Kant era convinto che, essendo
la storia l'ambito in cui si realizza l'etica, dovesse in qualche
modo manifestarsi in fatti storici concreti l'azione morale e
quindi civilizzatrice e progressista dell'uomo. E la Rivoluzione
Francese gli parve una conferma delle sue deduzioni filosofiche,
perch in essa si era manifestato un grande amore per la liber,
fondamento dell'etica e della noumenicit dell'uomo. .
Kant precis poi il suo punto di vista su quel grande avvenimento
in un'opera dal titolo Se il genere umano sia in costante
progresso verso il meglio (1798), scritta quando ormai gli
entusiasmi per la Rivoluzione Francese si erano notevolmente
affievoliti. L'opera non fu mai pubblicata, perch bloccata dalla
censura. Egli vi condanna duramente tutte le violenze e gli
eccessi della rivoluzione, s'indigna per la condanna a morte del
re, ma valuta ugualmente in modo positivo la Rivoluzione Francese
come un segno, un indizio del fatto che la storia umana sia in
progresso. Kant riconosce che la rivoluzione pu accumulare
miseria e crudelt, ma essa trova per negli spiriti di tutti
gli spettatori una partecipazione di aspirazioni che confina con
l'entusiasmo, anche quando la manifestazione di questo entusiasmo
pu essere pericolosa, e mostra cos di avere a fondamento la
disposizione morale che  in fondo all'anima di tutti gli uomini.
Con la Rivoluzione Francese si era rivelato qualcosa nell'uomo che
prima era rimasto nascosto, il suo amore per la libert e per il
diritto fondato su di una Costituzione civile. Questo la rendeva
un fatto positivo nonostante tutto e l'umanit doveva essere grata
ai rivoluzionari francesi per aver dato non una certezza
oggettiva, che in quanto tale  impossibile, ma un segno che
nell'uomo c' la volont di adeguarsi alla legge morale e quindi
che nella storia c' il progresso.
Ma mentre per i teorici dell'uomo buono per natura l'etica e la
politica venivano a coincidere, per cui Robespierre rappresent
per la rivoluzione l'esempio massimo della virt morale e quindi
egli fu degno interprete della politica rivoluzionaria, per Kant
il primato della morale comportava che si mantenesse la
distinzione fra i due campi. Inoltre il progresso non  inteso da
Kant in senso morale. Anche le crudelt dei rivoluzionari gli
avevano dimostrato che non era cos. Gli uomini moralmente sono
quello che sono, il "male radicale" rimane sempre presente, un
loro miglioramento in questo senso richiederebbe una nuova
creazione. Nonostante gli egoismi umani, i loro errori, le loro
malvagit, si manifesta per nella storia un progresso
"esteriore", che si concretizza in una crescita della legalit e
della libert.
Egli era convinto che ci fosse un progresso anche nel campo della
filosofia, che comunque ci fosse stato un progresso dai tempi di
Leibniz alla fondazione del criticismo. Secondo Kant il rapporto
fra dogmatismo, scetticismo e criticismo non era solo interno al
suo sistema filosofico (la distinzione fra giudizi analitici e
sintetici come ripresa di temi leibniziani, la questione dei
giudizi sintetici a priori per superare la critica di Hume al
principio di causa ed infine come fondare una conoscenza a priori,
che per avesse anche un valore come realt oggettiva), ma
esprimeva anche tre momenti della storia della filosofia moderna,
quello razionalistico di Leibniz e di Wolff, quello scettico di
Hume ed il suo criticismo, che aveva apportato un chiarimento-
rischiaramento sul problema della metafisica, che si poteva
considerare un vero progresso.
